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Archeologi francesi trovano oltre 500 dadi da gioco romani a Grand

Gli archeologi impegnati negli scavi del sito gallo-romano di Grand, in Francia, hanno scoperto oltre 500 dadi antichi, forse la più grande collezione conosciuta di questo tipo.

Gli archeologi di Grand, nella Francia orientale, hanno scoperto oltre 500 dadi da gioco antichi nel sito di un'ex città gallo-romana, secondo il consiglio dipartimentale di Vosges.

Si ritiene che gli oggetti risalgano principalmente al periodo intorno al II secolo d.C. e costituiscano quella che i ricercatori descrivono come la più grande collezione conosciuta di dadi antichi scoperta in un unico sito.

La maggior parte dei ritrovamenti si concentra attorno a un piccolo edificio la cui funzione originaria non è ancora stata accertata.

L'insolita concentrazione di materiale da gioco ha spinto gli archeologi a considerare diverse possibilità: la struttura potrebbe essere stata utilizzata per i giochi, aver ospitato un laboratorio per la produzione di dadi oppure aver avuto una funzione religiosa.

L'edificio potrebbe essere stato legato ai giochi

Una delle ipotesi è che l'edificio offrisse uno spazio dedicato a giochi associati a una delle divinità venerate nell'antica Grand.

L'insediamento era un importante centro religioso durante il periodo romano.

La sua divinità principale era Apollo Grannus, un dio associato alla guarigione, ma vi si venerava anche Fortuna, la dea romana legata alla sorte e alla fortuna.

Il rapporto tra gioco e religione resta tuttavia ipotetico. Gli archeologi non hanno ancora stabilito se i dadi fossero utilizzati per il gioco d'azzardo, per scopi rituali, nell'ambito della produzione o per una combinazione di attività.

La concentrazione di oltre 500 esemplari attorno alla stessa struttura è quindi significativa, perché potrebbe in futuro aiutare i ricercatori a determinare il ruolo dei giochi nella vita quotidiana e religiosa del sito.

I Romani giocavano nonostante le restrizioni sul gioco d'azzardo

I giochi di dadi erano diffusi in tutto il mondo romano.

Il diritto romano limitava formalmente il gioco dei dadi per denaro, consentendo le scommesse durante celebrazioni come i Saturnali. Nonostante queste regole, i giochi di dadi restavano una forma di intrattenimento popolare.

I dadi romani somigliano, nel complesso, ai loro equivalenti moderni.

In molti esemplari, le facce opposte erano disposte in modo che i loro valori sommassero a sette, una convenzione che resta lo standard per la maggior parte dei dadi a sei facce odierni.

La collezione di Grand offre agli archeologi un insieme di dati insolitamente ampio per esaminare le variazioni nella fabbricazione, nella numerazione e nell'usura.

Gli archeologi stanno ancora studiando i reperti

Gli scavi non hanno ancora fornito una spiegazione definitiva del motivo per cui così tanti dadi fossero concentrati in un unico luogo.

Un laboratorio spiegherebbe la quantità se gli oggetti fossero stati prodotti sul posto, mentre un luogo dedicato al gioco potrebbe spiegare l'uso ripetuto e la perdita dei dadi. Un santuario o un edificio rituale resta un'altra possibilità, data l'importanza religiosa di Grand.

Saranno necessari ulteriori studi sui dadi, sui loro materiali e sul contesto archeologico prima che i ricercatori possano distinguere tra questi scenari.

Per la storia del gioco d'azzardo, la scoperta offre una testimonianza materiale insolitamente ampia di quanto profondamente i giochi di dadi fossero radicati nella vita di epoca romana, anche quando le scommesse erano ufficialmente soggette a restrizioni.

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